Sì, il CIN serve anche a Roma: dal 2 novembre 2024 ogni appartamento in affitto breve deve averlo, va richiesto sul portale nazionale del Ministero del Turismo ed esposto sull’annuncio e all’esterno dell’immobile. Senza CIN rischi una sanzione da 800 a 8.000 euro, e da 500 a 5.000 euro se lo hai ma non lo mostri.

Cos’è il CIN e perché serve anche a Roma?

Il CIN, Codice Identificativo Nazionale, è stato introdotto dall’articolo 13 ter del decreto legge 145/2023, convertito con la legge 191/2023. È un codice unico per ogni unità immobiliare destinata alla locazione breve o turistica, valido su tutto il territorio italiano: Roma non fa eccezione, anche se gestisci un solo appartamento e lo affitti solo qualche weekend al mese.

Il codice viene rilasciato dalla Banca Dati nazionale delle Strutture Ricettive (BDSR), attiva dal 3 settembre 2024 con avviso in Gazzetta Ufficiale. Da quella data sono partiti i 60 giorni previsti dalla norma, e gli obblighi sono diventati operativi dal 2 novembre 2024.

A Roma la questione riguarda un numero di appartamenti molto alto, perché la città ha uno dei mercati di affitto breve più grandi d’Italia, tra zone turistiche come il Centro storico e quartieri a vocazione più mista come Testaccio o San Lorenzo. Più annunci ci sono, più i controlli si concentrano qui, e più conta avere il codice in regola prima che te lo chieda qualcun altro, la piattaforma, un ospite o un controllo.

Come si richiede il CIN per un appartamento a Roma?

La domanda si fa online, sul portale bdsr.ministeroturismo.gov.it, non tramite il Comune o la Regione. I passaggi, in sintesi:

  • Accedi con SPID o CIE. Se sei un proprietario straniero senza identità digitale italiana, le credenziali si ottengono registrandosi direttamente sulla piattaforma.
  • Il sistema mostra gli immobili già collegati al tuo codice fiscale, se ne hai comunicati altri in passato.
  • Completi i dati catastali dell’appartamento. Senza questi dati la procedura non si chiude e il CIN non viene generato: è il punto dove si inceppano più proprietari, perché richiede la visura in mano, non solo l’indirizzo.
  • Dichiari di possedere i requisiti previsti dall’articolo 13 ter, comma 7 (tra cui la conformità dell’impianto elettrico e dei dispositivi di sicurezza).
  • Ottieni il CIN, che resta legato a quell’unità immobiliare anche se cambi gestore o piattaforma.

Se avevi già un vecchio codice regionale (il CIR), avevi tempo fino al 1 gennaio 2025 per convertirlo nel nuovo CIN: ormai quella finestra è chiusa, quindi se non l’hai ancora fatto conviene muoversi subito.

Se possiedi più appartamenti a Roma, ognuno ha un suo CIN: il codice è legato all’unità immobiliare, non al proprietario. Significa che la domanda va ripetuta per ogni indirizzo, anche se gli immobili sono nello stesso stabile o nello stesso quartiere, e che i dati catastali da inserire sono diversi per ciascuno.

Dove va esposto il CIN?

Il CIN deve comparire in due punti:

  • Su ogni annuncio online dell’appartamento, su qualsiasi piattaforma: Airbnb, Booking, il tuo sito se ne hai uno.
  • All’esterno dell’immobile, su un cartello visibile, come già succede per il contributo di soggiorno nei condomini di Termini o Trastevere.

Non basta averlo richiesto: se non lo mostri nei due punti, la sanzione arriva comunque.

Cosa rischi se non hai il CIN o non lo esponi?

Le sanzioni previste dall’articolo 13 ter del decreto legge 145/2023 sono due, diverse per gravità:

  • Da 800 a 8.000 euro se l’immobile viene affittato senza CIN.
  • Da 500 a 5.000 euro se il CIN c’è, ma non è esposto come previsto.

A Roma, dove il controllo sugli affitti brevi è più stretto che in altre città per il volume di appartamenti coinvolti, le piattaforme stesse chiedono il CIN per pubblicare un nuovo annuncio: senza, prima ancora della sanzione, rischi di non poter andare online.

Il CIN basta per essere in regola a Roma?

No, è un pezzo del quadro, non tutto. Un appartamento a Roma in affitto breve deve anche:

  • Versare il contributo di soggiorno a Roma, 6 euro a persona per notte fino a un massimo di 10 notti.
  • Comunicare gli ospiti alla Questura tramite Alloggiati Web, come per qualsiasi struttura ricettiva in Italia.
  • Rispettare i requisiti di sicurezza dell’immobile, dagli impianti agli estintori dove previsti.

Sono adempimenti diversi, con scadenze diverse, ed è facile perdere il filo se gestisci tutto da solo mentre lavori. È uno dei motivi per cui molti proprietari a Roma scelgono la gestione di affitti brevi a Roma affidata a un team che segue CIN, contributo di soggiorno e comunicazioni come parte del lavoro quotidiano, non come un favore in più.

Gestiamo per esempio un appartamento in Via Varese, a pochi minuti a piedi da Termini: CIN, contributo di soggiorno e comunicazioni agli ospiti sono controlli che ripetiamo a ogni prenotazione, non una tantum.

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Domande frequenti sul CIN a Roma

Serve il CIN anche se affitto su Airbnb solo poche settimane l’anno?

Sì. Il CIN è legato all’immobile, non alla frequenza con cui lo affitti. Anche un solo soggiorno breve all’anno richiede il codice.

Dove richiedo il CIN per un appartamento a Roma?

Sul portale nazionale bdsr.ministeroturismo.gov.it, con SPID o CIE. Non serve passare dal Comune di Roma o dalla Regione Lazio.

Il CIN sostituisce il contributo di soggiorno a Roma?

No, sono due obblighi separati. Il CIN riguarda l’identificazione dell’immobile a livello nazionale, il contributo di soggiorno è una tassa locale di Roma Capitale che si versa per ogni notte di ogni ospite.

Cosa succede se perdo il CIN dopo averlo ottenuto?

Il CIN resta valido finché i dati dell’immobile non cambiano in modo sostanziale. Se vendi l’appartamento o ne cambi la destinazione, va richiesto di nuovo.